Servomuto

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[14 novembre 2025 – 17 gennaio 2026 * giovedì, venerdì, sabato 15 – 19]
Inaugurazione venerdì 14 novembre, dalle 15 alle 21
Nell’ambito di ArtDate – Festival di Arte Contemporanea, XV Edizione – SILENZIO
Eleonora Agostini, Antonio Salvador Casanova y Estorach, Giovanni De Francesco,
Irene Gunston, Giovanni Oberti, Anna Pezzoli, Michele Pula
_e libri di Giorgio Agamben, Jonathan Swift, Robert Walser

 

Il vocabolario del servire è vasto. La semantica del servire, la semiologia del servire e il galateo del servire si ramificano, amplificano i sensi del servitore e del servo.
È bene stare attenti alle parole. Se, complimentandoti, dici servizievole, può darsi che qualcuno arrossisca e dica grazie – non sempre, va precisato. Se la parola che sputi è servile, è quasi certo che provochi nervosismo, risposte a tono.
Anche le affermazioni di chi serve, quando serve, cambiano forma insieme al tono, ai gesti, ai contesti.
“Servo muto!”, esclamativo, suona come una promessa, un giuramento: al servizio, in discreto silenzio.
“Servo muto”, sommesso, è la constatazione che c’è bisogno solo di chi sta zitto, di chi non parla.

Il servo muto che piace a luogo_e è l’aiutante, che sia magico o senza potere alcuno. Quello che silenziosamente affianca, supporta, guida, cava dai guai. Serve perché ce n’è bisogno, purché ve ne sia bisogno. Libero dai protagonismi, immune ai vittimismi. Il gran regista del dietro le quinte, colui che in fondo tira le fila, ma di cui difficilmente si tessono le lodi, specialmente prima che tiri le cuoia. Dimesso, non sottomesso. Silenzioso all’occorrenza, eppure mai zitto secondo convenienza.
II servo muto non si mette in mostra, difficilmente si mostra: forse luogo_e gli provoca un leggero imbarazzo celebrandolo con questa mostra.