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[24 novembre – 28 gennaio 2018 * giovedì, venerdì, sabato: 14 – 18]
Inaugurazione venerdì 24 novembre, ore 18.30
Francesca Battello, Paola Di Bello, Florence Henri, Larsen Albedo, Gabriel Stöckli

 

E c’è un piccolo spazio che circonda la e quando si scrive e un piccolo intervallo di tempo quando si parla. Proprio a quel piccolo intervallo, a quel minuscolo spazio, a quella goccia in cui la e galleggia, va la nostra attenzione.
Nel nostro nome, luogo_e, da una parte si lega a ciò che la precede, dall’altra si dona a ciò che potrà seguire. Da una parte è breve e sicura, dall’altra è indefinita e titubante.
È questa esitazione che amiamo nella nostra e; è il suo essere soglia, il suo essere ancella.
Ci piace il suo suono piano, quasi un respiro prolungato, ci piace quando è flebile e ci spaventa un po’ la sua certezza quando si accenta.
Ma ancora di più ci piace quando è muta. Quando nei giochi dei bambini, nell’alfabeto muto, è uno svelto accarezzarsi l’occhio e la palpebra, tra il pollice e l’indice.
La nostra e è questa carezza. È questa e dell’occhio che ci piace, la e delle cose che lo sguardo scopre.

 

La prima mostra che inauguriamo – e che ci inaugura – è allora uno sguardo sulle varie declinazioni della e, non verbo accentato, ma congiunzione implicita nella cura di una mostra.
Il raccordo di pensieri e forme che si riuniscono in un luogo.
La e di Francesca Battello è una vista sul contemporaneo che ha perso il senso della e, sull’unione delle bandiere che non corrisponde all’unione dei territori.
La e di Paola Di Bello è lo sguardo che non basta, il toccare con le dita che scalfisce la materia e trasforma l’astrazione della mappa in un territorio vissuto con il corpo.
La e di Florence Henri è lo “spazio tra”, lo “spazio per”; è un diaframma, l’intervallo di cui la rappresentazione necessita, la distanza che riesce a colmare o accentuare.
La e di Larsen Albedo non sta nell’alfabeto, non è fra le parole; è piuttosto un glifo, un simbolo: la si può trovare in un’equazione, fra le altre è la e che come + sta fra gli addendi 1 e 1.
La e di Gabriel Stöckli è l’amalgama di definizioni note che si aprono a interpretazioni nuove; ma è anche la convivialità, lo sfiorarsi di bicchieri che brindano al primo incontro.
La non-e di Georges Perec ci insegna che una lettera proibita è vincolo e occasione.

 

 

e, veduta dell’installazione

 

Francesca Battello, Round and round2013

 

Gabriel Stöckli, Artist runs inside the white space, 2017

 

Florence Henri, Sans Titre (Arturo Ciacelli et Pierre Avon), 1935, anno di stampa 1977 (4/9)

 

Larsen Albedo, Storie di forze quasi in ordine, 2017

 

Paola Di Bello, La disparition, 1994

 

Georges Perec, La scomparsa, 1969
traduzione e postfazione di Piero Falchetta, Napoli, Guida, 2007

Un lipogramma è un testo nel quale, in nome di un artificio retorico, una lettera dell’alfabeto è omessa intenzionalmente. Tutte le parole che la contengono sono così bandite e, di conseguenza, sostituite con dei sinonimi che ne siano privi.
Con La disparition (1969) Georges Perec (1936-1982) riesce nell’impresa di scrivere un romanzo che è un lipogramma: la lettera “e” non vi compare mai.
Nella mostra e, attraverso le ricerche di una selezione di artisti, ci siamo proposti di sviscerare i diversi ruoli che questa lettera può interpretare. Il nostro sforzo non poteva che culminare in questo consiglio di lettura: abbiamo selezionato un romanzo in cui la “e” è infine rifiuto, cancellazione, scomparsa.
Un testo in cui la “e” non c’è, in cui la “e” non è.