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Andrea Bocca
Hey Walter, where are you? [2019]
Installazione. Fotografia scattata nel contesto site specific della mostra
Miraggio tenutasi a Crema (CR) il 31 agosto 2019,
a cura di Lorenzo Lunghi e Edoardo Manzoni.
Courtesy l’artista

 

Dopo aver visto gli ampi spazi naturali degli Stati Uniti ci si ridimensiona, è cosa nota agli artisti esponenti della Land art, completamente travolti dal paesaggio e dalle sue ragioni.
Un giovane artista della pianura padana, vedendo il paesaggio degli Stati Uniti per la prima volta, potrebbe invece ridimensionare gli artisti che lì hanno creato, capire che non potevano fare altro rispetto a quello che hanno realizzato: opere grandi e muscolose perfettamente adagiate sul grande palco che è a loro concesso.
Si capisce allora che la pianura urbanizzata non concede agli occhi lo stesso spazio di esercizio, le opere che vi nascono saranno senza dubbio a sua misura. Il processo di ridimensionamento del paesaggio americano, visto e toccato con mano porta un giovane artista a ridimensionare i propri idoli: questo succede nell’opera di Andrea Bocca, che nella forma richiama Bed of spikes (1968-1969), scultura antenata del più famoso The lightning field (1977) di Walter De Maria.
Entrambe le opere di De Maria citate sono un tentativo di incanalare in un oggetto creato dall’uomo l’energia dei fenomeni naturali, sono perciò respingenti e pericolose per lo spettatore. La scultura di Andrea Bocca è invece innocua, sostituisce alle pericolose punte una cannuccia per respirare sotto l’acqua, la stessa usata dai goffi personaggi dei cartoni animati in momenti di pericolo.
L’opera di Walter De Maria è nascosta sotto il livello dell’acqua in un fontanile naturale tipico della pianura, un poco ridicola poiché continuiamo a vederne la sagoma; vi si è nascosta forse stanca dell’energia che le è solitamente attribuita e richiesta, si riposa isolata nel silenzio che solo l’acqua concede, in un paesaggio che è naturale come quello dove è nata ma che è molto diverso nella misura e nella morfologia.
Walter De Maria in questa nuova veste è perciò un maestro disattivato, stato necessariamente indotto da un giovane studente nella fase di affermazione del proprio lavoro: egli è chiamato a riconoscere i suoi riferimenti, nominarli e poi toglierli momentaneamente dallo sguardo per lasciare spazio alla sua stessa autorialità.
L’ultima riflessione è sul senso che acquista l’azione in tempi di crisi climatica dichiarata: è inopportuno interpretare, come fece De Maria, la catastrofe naturale come l’apice dell’esperienza possibile per l’uomo al cospetto della natura. Il sublime è troppo vicino e tangibile. Possiamo invece ridurre la muscolosità dell’opera e del suo creatore, far sì che sparisca nel paesaggio e ricerchi in esso la quiete necessaria alla sua stessa sopravvivenza.

 

Andrea Bocca
Artista visuale. Diplomato presso NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti).
Nel 2020 partecipa alla mostra A Healthy Dose Of Confusion Before The Bang,
presso la galleria Federica Schiavo di Milano.
Nel 2019 presenta la sua prima personale, VOLVO, dopo aver vinto il premio
Sanpaolo Invest, e partecipa alle mostre collettive Fortezza presso lo spazio Giacomq
di Bergamo e alla mostra Insonne presso lo spazio Morel di Lugano.
Tra le sue mostre collettive segnaliamo Il paradigma di Khun, presso la Galleria
Fuoricampo di Siena e lo Studio 02 di Cremona e nel 2017 la mostra The Great Learning,
curata da Marco Scotini presso la Triennale di Milano. Nel 2018 partecipa al workshop
Marcello Maloberti. È il corpo che decide, presso il Museo del ‘900 di Milano,
in occasione delle Furla Series.

 

Testo critico di:
Chiara Fusar Bassini
Diplomata all’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo
e alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano,
dove ha frequentato il biennio specialistico di Arti Visive e Studi Curatoriali.
Opera sul confine tra produzione artistica e attitudine curatoriale.

 


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