_e in copertina:

Matteo Girola
Out Of The Blue #17
(Donna che guarda altrove)
[2012]
stampa glicèe montata su alluminio,
100x75cm, cornice in legno,
ed. 5 + 2 P.d.A.
courtesy l’artista

 

Tutto è mio, niente mi appartiene, nessuna proprietà per la memoria, è mio finché guardo.*

La donna periscopio adatta l’abito alla visione, ignorando che lo faccia per l’evidente bisogno fisiologico di calore, immaginiamo il suo viso farsi cono per aguzzare lo sguardo: l’inquadratura che costruisce non le permette distrazioni.
Si è parlato a lungo del periscopio, della visione che permette, tanto per terra quanto per mare.
Ma è soprattutto la terra che ci interessa, il vedere che si nasconde, il vedente che si cela.
Non sappiamo l’identità della donna periscopio, come non sappiamo chi pilota un sottomarino guardante ma sappiamo che l’obbiettivo comune è l’avvistamento: esso è l’apice di un processo che consiste in ore di osservazione, è esercizio e costanza, nell’attesa che qualcosa si manifesti.
Guardare è quindi desiderare, desiderare la manifestazione.
La donna periscopio si ferma al confine fisico segnato dal mare e guarda oltre. Per compensare l’altezza richiesta allo sguardo si fa palo e bandiera, possiamo immaginarla ruotare sul suo perno per permettersi una visione panoramica. Essa però non gira con il vento, essa ruota conoscendo i punti cardinali, si orienta. La donna periscopio quindi è anche faro luminoso; dovremmo seguirla, imitarla, imparare la sua tecnica: nell’assenza, prefigurare. Come un avamposto solitario guarda e immagina là dove nulla accade.
La prefigurazione è il potere che attribuiamo all’arte, l’unico potere sostenibile: prevedere e immaginare laddove non c’è che assenza, desiderare fortemente l’apparizione è la premessa della creazione.
La donna periscopio ci invita a possedere il vuoto, augurandoci un pieno.
Tutto è mio, niente mi appartiene, nessuna proprietà per la memoria, è mio finché guardo.

 

*Wisława Szymborska, Elegia di viaggio, in La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi, Milano, 2009

 

Matteo Girola
Artista visuale. Diplomato in Pittura e Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
Ha esposto in Italia e all’estero in musei e istituzioni tra cui: Museo di Fotografia Contemporanea (Cinisello Balsamo), Triennale di Milano, IUAV (Venezia), Teatro Arcimboldi (Milano), Villa Brandolini (Pieve di Soligo), Istituto Italiano di Cultura (Belgrado), Miami Beach Regional Library (Miami), Cennet Kultur ve Sanat Merkezi (Istambul).
“La ricerca artistica di Matteo Girola corrisponde al tentativo di rendere visibile l’incertezza dell’immagine […] Fotografare la realtà è prima di tutto uno strumento di comprensione, Girola utilizza la fotografia in questi termini, riflettendo sulle modificazioni dell’immagine e della realtà che riproduce, condizione quanto mai frequente nella società contemporanea.” (Luca Panaro)

 

Testo critico di:
Chiara Fusar Bassini
Diplomata all’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo
e alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano,
dove ha frequentato il biennio specialistico di Arti Visive e Studi Curatoriali.
Opera sul confine tra produzione artistica e attitudine curatoriale.

 


–>  _e altre copertine