_e in copertina:

 

Davide Dicorato
Untitled [2015]
collage, logo ricamato, stampa su carta (particolare)
28×22 cm
courtesy l’artista

 

La storia dell’arte è ricca di esperimenti di decontestualizzazione e ricontestualizzazione.
Quel che affascina di questa operazione di trasloco, di sradicamento in vista di un trapianto, è che non si tratta in genere di uno spostamento casuale. Si rifugge l’ipotesi di una traslazione neutra.
Così, dopo aver estrapolato, si ha la speranza di trovare il posto giusto. Ci si impegna perché il nuovo contenitore risignifichi l’oggetto spostato, o perché l’organo espiantato dia nuova vita al corpo in cui è trasferito. O magari perché accadano entrambe le cose.
Davide Dicorato, che è trapiantatore esperto, conduce una ricerca che è un continuo saccheggiamento dal reale. Ma difficilmente si accontenta del solo spostare, anzi crede nella fortuna degli innesti: dapprima assiste curioso all’incontro fortuito tra gli oggetti che ha collezionato, poi con occhio autoriale li accosta per facilitare la nascita di relazioni proficue, auspicando una fusione che sia la genesi di forme e significati del tutto nuovi.
Quel che però sfugge anche ai trapiantatori più accorti, è che ogni accostamento, per quanto studiato e meditato, porta con sé una percentuale variabile di effetti imprevisti, ma non per questo necessariamente indesiderati.
Davide asporta il coccodrillo più iconico del contemporaneo dal suo habitat naturale: il petto della Polo Lacoste. Nel tentativo di destituirlo dal suo ruolo politico di logo, prova a rianimalizzarlo, e attraverso un’operazione di collage lo colloca in un ambiente vegetale rigoglioso, nell’illustrazione di una ricostruzione verosimile dell’habitat dei dinosauri. L’operazione si presenta così come un esercizio di evasione spazio-temporale, verso un luogo e un tempo lontani e incontaminati.
Eppure questa messa in libertà è solo un’illusione, sbrandizzare un animale tanto noto per scongiurarne la messa a lavoro è ormai pressoché impossibile. La sua liberazione non è che una nuova affissione, e il suo incontro con un fondo nuovo non fa che confermarne il potere brandizzante. In un attimo il coccodrillo ricamato assimila il retino tipografico della stampa di un paesaggio naturale alla trama tipica della stoffa che l’ospitava in precedenza.
Si instaura così un circolo vizioso: mentre l’artista promuove un’ironica fuga dell’animale dal culturale verso il naturale e l’originario, il potere della sua effigie collettivamente riconosciuta e situata finisce per riconfigurare il naturale, ne restituisce un’immagine del tutto culturale, o ancor meglio di culto.

 


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