_e in copertina:

 

Giovanni De Francesco
sasso/isola [2017]
dalla serie Ginostra [2014/2017]
acquerello su carta cotone
20×20 cm
courtesy l’artista

 

Non si dice fare un “ritratto” a un sasso.
Di un fiore reciso, fuori dal suo contesto, si direbbe dipingere una “natura morta”.
“Non ancora, ma già” morto.
E di un sasso? Un sasso non è né vivo né morto, è così com’è. Ed è per questo che, secondo noi, allora si può dire di fare un “ritratto” a un sasso.
È quello che fa Giovanni De Francesco ogni anno sull’isola di Stromboli: ritrae un sasso.
Il lavoro lo esegue ad acquarello usando l’acqua del mare, e già questo accostamento degli elementi: acqua del mare e fuoco (rappreso) della lava nel sasso, ha il suo fascino…
Ma anche con altri occhi noi di luogo_e lo guardiamo.
Intanto, è un sasso o un granello di sabbia? È un sasso o una roccia? Una roccia o un meteorite?
Questa differenza di scala, dal micro al macro, è ciò che ci cattura; quel suo essere nello stesso tempo innocuo e terribile.
Ci cattura anche l’estrema attenzione dell’esecuzione, l’analisi puntigliosa di tutte le sue caratteristiche alla ricerca di una specificità che rasenta l’individualità, che fa di questo lavoro non una “riproduzione”, ma un “ritratto”; e, come in ogni ritratto, la tensione a riprodurre adombra un involontario rispecchiarsi.
Ci piace che questa cura dell’esecuzione, l’attenzione alle macchie, alle scheggiature, ai piani, alle forme, alla sua materialità sia eseguita ad acquarello, nell’impalpabilità ed evanescenza dell’acquarello (il peso riprodotto nella levità).
Ci piace l’idea di ritrarre un sasso che, come tale, non ha una vera e propria forma e che, come le nuvole, può avere così tutte le forme; ed è curioso notare come in Mantegna, per esempio, le nuvole e le rocce spesso si assomiglino.
Il “nostro” sasso sta, diversamente che in Magritte, in un spazio vuoto, senza paesaggi su cui incombere; sospeso nel nulla sta come in un laboratorio sotto una lente davanti a occhi indagatori, tesi a scoprire se ci sono segreti oltre l’apparenza, attenti a catturare qualche informazione sui segreti che cela.
Nella complessità forse il frammento ci fornirà qualche appiglio alla comprensione, e le forme, le linee, i colori che lo compongono potranno essere fonte per l’immaginazione…
Abbiamo parlato fin qui di un sasso, ma forse anche un po’ di luogo_e.

 


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