È il momento di una coppia di forze

Pubblicato il Pubblicato in _e mostre

[15 novembre 2019 – 18 gennaio 2020 * giovedì, venerdì, sabato: 14 – 18]
Inaugurazione venerdì 15 novembre, ore 18.30
Nell’ambito di ArtDate – Festival di Arte Contemporanea, IX EdizioneEssere Parte / Being Part Of
Albrecht Dürer e Hans Springinklee, Calori & Maillard,
Carla Lonzi e Pietro Consagra, Fischli e Weiss, Larsen Albedo,
Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, PetriPaselli, Ravani and Urrazza

 

È il momento di una coppia di forze. Coppia è la quota minima per “essere parte di”.
Nel regno della fisica si dice coppia di forze un sistema di due forze uguali e contrarie, agenti su rette d’azione parallele, distanti un braccio. La coppia, così strutturata, sa generare una rotazione.
È il momento della coppia di forze che ne attesta l’efficacia in tal senso.

Nella storia dell’arte la coppia di forze è struttura non troppo frequente, eppure degna di attenzione.
Contraddice il culto dell’artista come unicum, come spirito auratico, egotista.
La coppia di forze in arte è coppia di pensieri, è coppia di intuizioni. È coppia di coppie di occhi, e poi coppia di coppie di mani.
Ma come riescono a vedere insieme quattro occhi dislocati in due teste diverse? Come si coordinano quattro mani d’artista, se hanno la pretesa di plasmare la forma di un’opera unica?
Lo domandiamo agli artisti che riescono a lavorare oggi a due a due, e a quelli che l’hanno fatto in passato. Le loro risposte sono in questa mostra, sono questa mostra.
Dalla letteratura ci risponde Gustave Flaubert che, pur da solo, si inventa una coppia di forze esemplare. Nel romanzo Bouvard e Pécuchet (1881) due copisti si incontrano per caso. Il loro conoscersi è un riconoscersi, e da quella congiunzione scaturisce tutta la materia necessaria per costruire una solida coppia di forze: il niente che è fame di tutto, la spinta alla conoscenza. L’avvicinamento di Bouvard e Pécuchet cancella la loro stasi di singoli, innesca una rotazione, una ricerca circolare che da una disciplina sfocia nell’altra, e che travasa ogni sapere acquisito in un dubbio, ogni tentennamento in una curiosità proficua. Bouvard e Pécuchet si trasformano: ora sono una coppia di agricoltori, ora una coppia di chimici, poi una coppia di anatomisti, di fisiologi, di medici, di astronomi, di geologi, di archeologi, collezionisti, conservatori museali, storici, letterati, teatranti, artisti, politici, ginnasti, ipnotizzatori, filosofi, teologi e maghi. “In fondo a un orizzonte ogni giorno più lontano, intravedevano confuse meraviglie”, scrive Flaubert1. E, di volta in volta, un simile spirito di prefigurazione incoraggia e scoraggia, specializza e poi rifugge ogni specificità univoca, universale.
Di questo ci parlano le opere nate dal dialogo tra due occhi, due teste e quattro mani. Ci dicono della corsa all’essere non più uno, del tentativo di una sana rotazione delle culture. Per mantenersi fertili, per non impoverire il terreno.

 

1. Gustave Flaubert, Bouvard e Pécuchet (1881), Milano, Garzanti, 2004, p. 11